Il mito del The Open Championship

Mentre il 2020 volge al termine, poche settimane fa sono state confermate le date e i campi per i prossimi The Open 2023 e 2024 che si terranno rispettivamente al Royal Liverpool e al Royal Troon. Dopo un anno di interruzione, c’è molta attesa in vista del The Open 2021 al Royal St. George’s e dell’attesissimo 150° The Open a St Andrews nel 2022.

La popolarità di questo torneo continua a crescere ogni anno e forse una delle più belle edizioni degli ultimi anni si è svolta al Royal Portrush nel 2019, quando l’irlandese Shane Lowry è stato ispirato dal pubblico di casa e ha sollevato la Claret Jug. I percorsi che ospitano il The Open hanno una cosa in comune: hanno buche che mettono alla prova ogni singolo professionista e determinano, sino all’ultimo giorno, la vittoria.

Cosa rende unica, difficile (a volte più psicologicamente che tecnicamente) una buca dei campi del The Open Championship?

Rischio = ricompensa?
Le buche più emozionanti di solito chiedono al giocatore di prendere una decisione importante. Indipendentemente dal fatto che si tratti di un green difficile, di una porzione stretta del fairway o addirittura del rischio di correre fuori dal fairway, in molte delle buche è possibile aspettarsi che i giocatori chiudano con un eagle o con un birdie con la stessa facilità di un doppio o triplo bogey.

72a buca di Jean Van de Velde a Carnoustie nel 1999

Ecco alcune delle buche dei percorsi del The Open che negli anni ci hanno emozionato di più.

Buca 8 – The Postage Stamp, Royal Troon

La buca più corta del The Open Championship, 111 metri con un green estremamente stretto che si annida su una piccola collinetta alta circa 8 metri. Il tee di partenza è in una posizione rialzata e ben 5 bunkers tutti intorno al green, rendono questa buca tutt’altro che semplice con la pendenza che pende verso gli ostacoli. Ma lo splendido paesaggio con all’orizzonte l’isola di Arran a fare da protagonista, rafforza il fatto che i migliori par 3 sono generalmente ben al di sotto dei 200 metri.

Buca 17 – The Road Hole, St Andrews

Una tra le buche più iconiche di St Andrews e del The Open. E’ difficile pensare a un Par 4 più duro quando la pressione è alta. In effetti, per un giocatore medio potrebbe essere più un Par 5 (455 metri dai tee bianchi, 436 metri dai gialli).

Anche dopo aver tagliato il dog leg sopra The Old Course Hotel, si deve affrontare un secondo colpo molto lungo, ferro o ibrido, verso uno stretto green protetto dal temutissimo bunker della Road Hole. Basta chiedere a quelli che ci sono finiti dentro la domenica di fine The Open. Il bunker si è guadagnato il soprannome di “Le sabbie di Nakajima” dopo che Tommy Nakajima ha tirato 9 colpi su questa buca durante il The Open del 1978, mentre David Duval è riuscito meglio di un solo colpo nel 2000, vinto dall’astro nascente Tiger Woods.

Buca 4 – Royal St. George’s, Sandwich

Questa buca è di sicuro una delle più iconiche e terribili dei percorsi del The Open. Un tee shot molto intimidatorio reso famoso dal mostruoso bunker dell’Himalaya, uno dei più profondi bunker del mondo. Ammesso che il primo colpo sia andato bene, il secondo colpo dal green pone ulteriori domande, viste le pendenze presenti, il che significa che chiudere con un par vi sembrerà di aver fatto birdie, oltre a tirare un sospiro di sollievo.

Buca 9 – Bruce’s Castle, Turnberry

I resti del castello di Robert the Bruce, Re di Scozia dal 1306 al 1329 (solo questo è sufficiente per creare emozioni uniche), possono essere visti da questa buca. Ti aspetta uno scenario mozzafiato con vista sul famoso faro di Turnberry e su Ailsa Craig. Assicuratevi di avere con voi tutto il set, perchè qui potrete giocare tutto quello che avete. La difficoltà di questo Par 3 è determinata dal vento e dal meteo, oltre dal battitore dal quale deciderete di giocare. Comunque andrà, questa buca vi rimarrà stampata in mente per sempre.

Buca 17 – Muirfield, East Lothian

Questa buca rappresenta un superbo esempio di “bunkeraggio” strategico con cinque bunkers ben posizionati all’angolo del dogleg e uno stretto ingresso in un green addossato alle dune. La buca 17 di Muirfield è un Par 5 che arriva nel momento cruciate, soprattutto il quarto giorno, dove magari la classifica è ancora aperta.

In condizioni normali il green di questa buca è facilmente raggiungibile (per i pro e per qualche braco amateur) in due colpi, ma se quel giorno dovesse soffiare il forte vento da est, i “cross bunker” a circa 90 metri dal green, potranno trasformare questa buca in un incubo. Cinque bunker all’angolo del dog-leg mentre la buca si sposta a sinistra impongono che il drive debba rimanere dritto. Il green è abbastanza ricettivo, si sviluppa il lunghezza con un ingresso stretto, difeso da due bunkers e da dune tutte intorno.

Buca 11 – The Railway, Royal Troon

Jack Nicklaus ha detto che The Railway è stata la buca più difficile di tutti i campi giocati durante la sua partecipazione ai tantissimi The Open. Un par 4 lungo ed insidioso. La ferrovia e il fuori limite corrono paralleli a destra per tutta la lunghezza della buca. A sinistra le cose non sono molto più facili a causa delle fitte ginestre che creano così uno stretto fairway da centrare quasi obbligatoriamente. Per aggredire questa buca ci vuole coraggio, d’altronde il golf è solo per uomini e donne coraggiosi!

Buca 5 – White Rocks, Royal Portrush

Il proverbio recita: chi rischia non rosica. Nulla di più vero per questa buca che dai battitori dei professionisti misura meno di 350 metri. Un Par 4 che tenta i giocatori a tirare direttamente al green. La vista dal tee, arroccato su una scogliera, è impressionante. Oltre il green l’infinito del mare, con il fuori limite a pochissimi passi oltre. Questa buca offre la possibilità di birdie, anche di eagle, ma anche i migliori giocatori possono cadere vittime di un doppio bogey, come ha scoperto Sergio Garcia nel round finale del 148° Open nel 2019.

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